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Trigger point e sistema nervoso: mito o realtà?

Traduzione a cura di Riccardo Rosa. Articolo originale “Trigger Point and Nervous System: Myth or Reality? “.

C’è un gran dibattito a livello mondiale riguardo al fatto se i Trigger Point (TrP) debbano essere considerati un‘ entità clinica rilevante con propri criteri diagnostici (1), se debbano essere considerati solo un fenomeno sensoriale e motorio secondario ad altri problemi, o se tale fenomeno sia affidabile  a sufficienza per essere significativamente categorizzato. (2)

Il dibattito riguarda i meccanismi che starebbero alla base dell’espressione dei TrP. Alcuni clinici e ricercatori suggeriscono che i TrP sono il risultato di processi di sensibilizzazione centrale mentre altri li identificano come fenomeni di sensibilizzazione tissutale locale. Questo argomento è già stato discusso in un articolo precedente. (3)

Sulla base della recente letteratura, sembra che i TrP non siano la consequenza della sensibilizzazione centrale. Recentemente, il nostro gruppo di ricerca ha esplortao le caratteristiche sensoriali dei trigger point latenti per cercare di determinare il contributo  della sensibilizzazone  centrale.

I TrP latenti – quelli che riproducono sintomi non famigliari al paziente – sono aree ipersensibili che una volta stimolate inducono dolore riferito – cioè producono sintomi e dolore a distanza dal punto di stimolazione. Nonostante i TrP latenti siano per definizione non dolorosi finchè stimolati, la loro rilevanza neurofisiologica e clinica è supportata dalla letteratura. (4)

trigger point sensibilizzazione e dolore riferito

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Cos’è la cefalea a grappolo, cause e rimedi

Cos’è la cefalea a grappolo

La cefalea a grappolo è una cefalea primaria come la cefalea tensiva e emicrania.

E’ una delle condizioni più dolorose e invalidanti al mondo a volte descritta dalle donne in termini peggiori del parto.

L’intensità dei dolori e la tendenza autolesionista dei pazienti più gravi le hanno fatto attribuire in passato una triste dicitura: “la cefalea del suicidio”.

La cefalea a grappolo è una condizione rara: 1 persona su 20 ha un membro famigliare con tale condizione e interessa circa 1-2 persone ogni 1000. A differenza dell’emicrania è più comune negli uomini che nelle donne (circa 2 volte di più) e soprattutto nei fumatori cronici.

Sintomi della cefalea a grappolo

I sintomi della  cefalea a grappolo presentano queste 7 caratteristiche:

  1. Spesso iniziano la notte e sono principalmente unilaterali con interessamento dell’area intorno, dentro o sopra l’occhio, sulla tempia e sulla fronte.
  2. dolore molto severo e veloce che raggiunge la massima intensità dopo 5’-10’.
  3. breve durata, dai 15’ fino a 3 ore di seguito.
  4. il dolore è di tipo “tagliente” (sharp) o “simil-coltellata” (stabbing) descritto in termini di “trapanatura, trivellazione” (drilling). Può anche proiettarsi sulla mandibola, sulle gengive e sui denti nonché – meno frequentemente – all’orecchio e sulla cervicale. Se una persona soffre già di disturbi cervicali o mandibolari, questi saranno amplificati e vanno trattati prima.
  5. gli attacchi possono presentarsi un giorno si e uno no,  fino a 8 attacchi nello stessa giornata.
  6. Per l’80% delle persone, il periodo del grappolo dura 4-12 settimane e si scatena in periodi particolari come la primavera o l’autunno. Può sparire per mesi o anni e ripresentarsi improvvisamente.
  7. non solo dolore: gli attacchi si caratterizzano per la comparsa di numerosi altri sintomi quali congestione nasale, rinorrea, ptosi palpebrale, rossore e lacrimazione dell’occhio, sudorazione del viso, miosi, fotofobia, fonofobia, osmofobia.

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Colpo di Frusta, segni clinici e fattori di rischio

Sintomi del Colpo di Frusta

Il colpo di frusta (Whiplash Injury) è un trauma distorsivo della colonna vertebrale cervicale che esita con numerose manifestazioni cliniche e disabilità. Quando si subisce questo trauma non bisogna mai sottovalutarlo. Leggi questo approfondimento medico: ortopedia e colpo di frusta cervicale.

I sintomi principali e più comuni del colpo di frusta sono:

  1. Cervicalgia, cioè dolori e rigidità cervicale diffusi alle spalle, scapole, arti superiori e distretto toracico che sono i sintomi predominanti più comuni (più dell’85% dei pazienti). Per approfondire questo argomento fondamentale leggi qui: rigidita-cervicale-cause-rimedi-per-farlo-passare.
  2. Torcicollo, cioè un blocco cervicale acuto. Leggi qui per approfondire: torcicollo.
  3. Mal di testa: cefalea-cervicogenica che è il secondo sintomo più diffuso (più del 50% dei pazienti) o peggioramento dell’emicrania o cefalea tensiva pre-esistenti. Leggi qui: cefalea-tensiva-emicrania-e-fattori-di-rischio-muscolo-scheletrici .
  4. Vertigini cervicali o capogiri (dizziness) o instabilità posturale. Per approfondire leggi qui: vertigini-da-cervicale .
  5. Disturbi temporo-mandibolari e acufeni
  6. Parestesie e alterazioni neurologiche per trauma dei nervi. Leggi qui: sintomi-cervicali-nervi-trattamento .
  7. Difficoltà a dormire e di concentrazione. Leggi qui: disturbi-del-sonno-e-cefalea .
  8. Fatica, nausea, deficit cognitivi, visivi e degli stati d’animo (irritabilità, ansia). Leggi qui: stress-e-cefalea .

Segni clinici del Colpo di Frusta

Alcuni segni clinici in particolare possono compromettere il recupero e favorire la cronicità dei dolori e la disabilità:

alterazioni del reclutamento muscolare e degli schemi motori: i pazienti presentano spesso inibizione dei muscoli flessori profondi del collo associata a iperattività dei muscoli superficiali con riduzione o scomparsa della fisiologica lordosi cervicale (rettilinizzazione);

dolore miofasciale riferito: i pazienti presentano spesso sensazioni e dolori riferiti per la presenza di trigger points miofasciali che in caso di cefalea tensiva pre-esistente peggiorano enormemente le cose. Per approfondire leggi: mal-di-testa-e-trigger-points-miofasciali .

paura del movimento (kinesiofobia): a causa di errate credenze o di errori comunicativi dei professionisti sanitari, il paziente pensa e si convince che il movimento possa peggiorare la situazione, dunque riduce la sua attività motoria o favorisce l’immobilità (collarino) creando ancora più problemi;

comportamenti da evitamento: il paziente tende a evitare tutto ciò che ricordi in qualche modo o che sia riconducibile all’esperienza del trauma, tardando il ritorno alle attività quotidiane e dunque il recupero;

alterazioni degli stati d’animo: alcuni pazienti possono presentare stati d’ansia o depressione e reazioni da stress post-traumatico come ad esempio flashback, incubi, iper-vigilanza, insonnia, irritabilità, aggressività, e tensione emotiva generalizzata. Leggi qui: stress-e-cefalea.

I sintomi e i segni clinici possono manifestarsi subito dopo il trauma o verificarsi nell’arco di 15 ore o alcuni giorni (una o due settimane).

Fattori di rischio e decorso clinico del Colpo di Frusta

Il 29-40% delle persone dell’occidente industrializzato, che hanno subito un colpo di frusta, recupera nel breve periodo. Il 50% recupera completamente entro 1 anno, a prescindere dal grado. I tempi medi di guarigione fisica e ripresa totale delle attività sono circa 101 giorni ma il 23% non recupera a 1 anno.

I principali fattori di rischio fisici in grado di influenzare negativamente il decorso e il recupero sono:

rigidità cervicale pre-esistente,

– intensità alta del dolore (VAS >5) subito dopo il trauma,

– storia di precedenti traumi cervicali,

– età avanzata e sesso femminile,

I principali fattori di rischio psicologico sono invece:

– paura del movimento e scarsa partecipazione attiva al recupero,

– atteggiamenti di catastrofizzazione, ansia, depressione, distress emozionale,

– percezione di uno stato di salute non buono,

– basso stato socio-economico, insoddisfazione sul lavoro, supporto sociale inadeguato,

– problemi con assicurazione e risarcimento danni.

Cosa fare subito in caso di Colpo di Frusta

Cosa occorre fare subito in caso di Colpo di Frusta? Quali esami effettuare e soprattutto quali Terapie?

Continua a leggere il blog e scoprilo nel prossimo articolo: Colpo Di Frusta, cosa fare e rimedi.

Colpo di Frusta, dolori cervicali associati e cefalea

I dolori cervicali e i disordini associati o NAD (Neck Associated Disorders) che includono mal di testa e irradiazioni alle braccia e alle scapole, sono una delle cause peggiori di disabilità al mondo perchè comportano un significativo peso sociale, psicologico, economico.

Il Colpo di frusta

Una delle condizioni peggiori è quella conseguente al Colpo di Frusta (Whiplash Injury). Con questa espressione, introdotta per la prima volta nel 1928 dal Dott. Crowe ortopedico statunitense, si indica un particolare trauma distorsivo della colonna vertebrale o rachide cervicale. 

Il colpo di frusta può esitare in lesioni ossee, cartilaginee, discali e dei tessuti molli (muscoli, fasce, legamenti e nervi) e può portare a varie manifestazioni cliniche che  vengono denominate “disturbi associati al colpo di frusta” o WAD (Whiplash Associated Disorders).

Cause del Colpo di Frusta

Nella maggior parte dei casi questo trauma è determinato da una brusco movimento di accelerazione/decelerazione del capo rispetto al tronco che ricorda appunto l’azione di una frusta.

Questo evento distorsivo cervicale può accadere durante:

  • attività sportive quali rugby, american football, calcio, ginnastica artistica, acrobatica, arti marziali o da combattimento
  • durante attività lavorative: cadute o impatto con macchinari o attrezzi
  • in strada a causa di un incidente automobilistico (o altro mezzo)

L’evento traumatico più comune è infatti l’incidente stradale da collisione o il tamponamento. In questo caso,  il corpo viene spinto in avanti mentre la testa e il collo subiscono per inerzia un movimento in iperestensione a cui segue una brusca spinta in avanti, più veloce del movimento del corpo.

Questa iperflessione in avanti corrisponde “alla frustata” della testa rispetto al corpo. Guarda questo video: dinamica del colpo di frusta

Studi recenti hanno evidenziato che il colpo di frusta causa anche un trauma in compressione. Il tronco viene spinto in avanti e in alto rispetto alla posizione inerziale del capo, determinando una deformazione  sigmoidale del rachide cervicale (detta S-shape o forma-S) Essa è considerata oggi il principale meccanismo responsabile delle lesioni strutturali articolari e dei tessuti molli. Guarda questi esempi: tamponamenti e colpo di frusta .

Fattori aggravanti del Colpo di Frusta

ATTENZIONE: questi fattori peggiorano notevolmente gli effetti del trauma:

  • l’assenza di poggiatesta nella fase di iperestensione
  • l’assenza di air-bag attivo nella fase di iperflessione
  • l’assenza di cinture legate
  • essere colpiti con l’auto ferma (al semaforo per esempio)
  • urto improvviso , senza che le persone in auto se ne accorgano o mentre sono distratte da altro
  • impatto mentre si tiene la testa chinata in avanti o ruotata
  • pre-esistenti dolori e disordini cranio-mandibolari, cranio-cervicali, toracici e lombari.
  • “prima volta”

Classificazione dei Colpi di Frusta

I colpi di frusta vengono classificati in Gradi da 0 a IV in base al livello di severità dei segni e sintomi, all’impatto negativo sulle attività quotidiane, ai disturbi psicologici e senso-motori:

– Grado 0: nessun disturbo al collo, nessun segno clinico

– Grado I: Sintomi cervicali: dolore e rigidità cervicale, nessun segno clinico

– Grado IIA: Sintomi cervicali + Segni clinici: riduzione mobilità (ROM) e alterazione reclutamento muscolare + Alterazioni sensitive: iperalgesia locale meccanica.

In questo caso dunque,  ai dolori si associano movimenti limitati, debolezza muscolare e incoordinazione. Inoltre le stimolazioni manuali (massaggi per esempio) risultano dolorose più del dovuto.

– Grado IIB: Sintomi cervicali + Segni clinici + Alterazioni sensitive + Disturbi psicologici: elevato stress psicologico (GHQ-28, Tampa Scale of Kinesiphobia)

Grado IIC: Sintomi cervicali + Segni clinici + Alterazioni sensitive + Disturbi psicologici: elevato stress post-trauma (IES)

In questi ultimi 2 casi, a complicare le cose si aggiungono i dis-stress psico-emotivi che amplificano l’esperienza dolorosa e non aiutano il recupero.

– Grado III: come sopra + Segni neurologici: riduzione o assenza dei riflessi osteotendinei, riduzione della forza muscolare e della sensibilità

In questa situazione sopraggiungono i deficit neurologici.

– Grado IV: presenza di frattura o dislocazione.

In questo caso, il peggiore, è necessario il ricovero ospedaliero ed eventuali interventi chirurgici.

Segni Clinici, Fattori di rischio e decorso clinico del Colpo di Frusta

Quali sono i sintomi e i segni clinici del Colpo di Frusta?

Qual è il suo decorso clinico e soprattutto la sua terapia?

Continua a seguire il blog e scoprilo nel prossimo importante articolo: Colpo di Frusta, segni clinici e fattori di rischio

Mal di testa, come la mancanza di sonno incide sul cervello

Introduzione

Negli ultimi anni sono stati effettuati molti studi su come la mancanza di sonno incide sul cervello.

Chi soffre di emicrania lo sa perfettamente, o almeno intuisce gli effetti negativi che la privazione del sonno possa avere su una persona. Dormire poco è un interruttore, trigger, del mal di testa tra i più diffusi e potenti.

In generale, oltre a scatenare emicranie da record, la mancanza di riposo causa anche una serie di altri disturbi psicofisici molto importanti.

La mancanza di sonno in uno studio del 1959

In realtà non si tratta di un vero e proprio studio scientifico su come la mancanza di sonno incide sul cervello, ma di un caso che però suscitò la curiosità e l’interesse di molti studiosi ed esperti.

Nel 1959 un popolare DJ di New York, Peter Tripp, rimase sveglio per ben 200 ore di fila per uno show alla radio. Mise canzoni, nella famosa Time Square, per una raccolta di beneficienza mostrando gli effetti che la mancanza di sonno può avere sulle persone.

In quel periodo, studi su questi argomenti, erano rarissimi (se non assenti). L’impatto, in che quello che venne ribattezzato come il “wakeathon”, sulla mente di Peter Tripp fu più violento di quanto si potesse ipotizzare.

Peter era considerato una persona allegra, gentile e calma, già dopo tre giorni (72 ore) era diventato facilmente irritabile, incline alla rabbia e a esplosioni emotive fuori controllo. Verso la fine del periodo iniziarono anche le allucinazioni e comportamenti al limite del paranoico.

Solo anni dopo gli scienziati sono stati in grado di attribuire i comportamenti del DJ alla mancanza di sonno:

  • Irritabilità,
  • Depressione,
  • Ansia,
  • Rabbia,
  • Pessimo umore.

Molti sostengono, quindi, che porti la persona a essere molto più emotiva agendo in modo irrazionale e spesso aggressivo.

Stanchezza ed emotività

Studi più recenti su come la mancanza di sonno incide sul cervello hanno mostrato che la privazione del sonno porti anche i soggetti all’incapacità di rispondere a domande banali o semplici test cognitivi. In più i soggetti che non si erano riposati hanno detto di sentirsi molto stressati e sottopressione.

Con l’avvento delle moderne apparecchiature per immagini è stato possibile osservare come la privazione del sonno porti a una emotività eccessiva.

La amigdala, un’area situata in profondità nel cervello, è il centro di controllo delle emozioni. Quando ai partecipanti agli esperimenti di privazione del sonno venivano mostrate “immagini emotivamente negative”, i livelli di attività nella amigdala erano superiori al 60% di quelli che invece avevano dormito.

I ricercatori hanno studiato anche come fossero connesse le differenti aree del cervello dei partecipanti:

  • Chi non aveva dormito aveva le connessioni disturbate tra la amigdala e la corteccia prefrontale mediale (che regola le funzioni della stessa amigdala).
  • Gli altri soggetti non mostravano modificazioni nelle connessioni cerebrali.

Ciò dimostra come la privazione del sonno spinga la amigdala ad avere reazioni eccessive a stimoli negativi perché disconnessa dalle regioni del cervello che dovrebbero moderarne le risposte.

Via da Las Vegas!

A Las Vegas i proprietari dei casinò hanno un detto: giocatori stanchi prendono decisioni rischiose. Per questo le luci molto forti, il rumore e la mancanza di finestre sono studiati per far perdere la cognizione del tempo.

Rompere le abitudini sonno-veglia è un meccanismo fondamentale che mettono in atto spingendo i giocatori ad agire sotto l’influsso della stanchezza che, come visto, non aiuta a livello cerebrale nella valutazione dei rischi.

Nel 2011 i ricercatori della Duke University hanno fatto un esperimento di “gioco d’azzardo”. Hanno invitato un gruppo di partecipanti a effettuare una serie di scommesse.

Dopo solo una notte senza dormire gli scienziati hanno notato come diminuivano le scelte “cautelative”, ossia quelle volte alla minimizzazione del rischio. Al contrario la maggior parte delle decisioni erano focalizzate a massimizzare una potenziale vincita anche a fronte di un incremento più che proporzionale del rischio.

La mancanza di sonno aveva reso i giocatori più inclini al rischio e, per certi versi, più ottimisti! La mancanza di ore di sonno aveva avuto anche modificazioni importanti sulla capacità del cervello di analizzare situazioni negative e positive.

Come la mancanza di sonno incide sul cervello: i suoi effetti sulla capacità di imparare

Un’altra area del cervello che subisce negativamente la mancanza di sonno è quella denominata ippocampo. Essa è un po’ il magazzino delle nuove memorie e, quando si dorme poco, perde la sua capacità di stoccaggio.

Uno studio scientifico (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17293859)dimostra chiaramente come questo avvenga: le persone “assonnate” hanno mostrato una minore attività dell’ippocampo quando dovevano memorizzare alcune foto.

Questa zona del cervello è simile a un magazzino temporaneo che poi smista le memorie in altre parti del cervello. Se la persona non dorme abbastanza l’ippocampo non riesce a smistare i dati e subisce un intasamento, una congestione, limitandone quindi le funzioni.

Conclusioni sulla mancanza di sonno

Dormire è necessario per l’organismo e soprattutto per il nostro cervello. Lo sa perfettamente il DJ Tripp la cui avventura ha avuto esiti negativi. Infatti quello stile di vita ha, probabilmente, inciso sulla sua vita privata portandolo al divorzio prima e la perdita del lavoro poi.

Qualche hanno dopo il record venne battuto da uno studente del liceo che arrivo a 264 ore.

Purtroppo nell’era moderna si ha la tendenza a dormire poco e male. L’utilizzo di smartphone, tablet e computer che emettono “luce blu”, incide profondamente sulla durata e qualità del sonno.

È assolutamente necessario imparare di nuovo l’importanza che il dormire riveste nella nostra vita e capire che si diventa più efficienti quando si è riposati.

Grazie ai molti studi scientifici, e alle nuove tecnologie, stiamo finalmente iniziando a comprendere come la mancanza di sonno incide sul cervello.

Dormire è una forma di investimento del nostro tempo che ci permette di essere più intelligenti, sicuri e di prendere decisioni migliori.

Testa il tuo mal di testa

Respirazione funzionale o disfunzionale?

Introduzione

La respirazione è un gesto automatico, un esercizio potentissimo, che influenza la postura, i movimenti, l’umore, i pensieri, la funzionalità degli organi e soprattutto del sistema nervoso.

Respirare è un gesto naturale e fondamentale che compiamo quotidianamente dalle 14.000 alle 22.000 volte al giorno!

Da sempre, nelle attività lavorative, nello sport, nelle arti marziali o nelle religioni, il modo in cui respiri condiziona la tua vita e il tuo atteggiamento mentale e anche i tuoi dolori, come il mal di testa.

Nella società moderna parlare di tecniche di respirazione o esercizi respiratori spesso significa parlare di qualcosa di passivo, “scontato”, mistico o addirittura inutile.

Si preferiscono rimedi passivi e medicine dimenticando o ignorando i vantaggi e “poteri” terapeutici della respirazione.

Ti svelo un segreto: respirare in modo appropriato è uno dei segreti per ottimizzare le tue performance e il tuo stato di salute globale!

Alcuni disturbi dovuti alla respirazione “non funzionale” o “cattiva respirazione”

Respirare in modo non funzionale  può portare a una serie di disturbi organici e muscolo-scheletrici:

Cambiare lo schema respiratorio porta spesso dei benefici a questi disturbi. I dolori cervicali a loro volta possono compromettere la respirazione e creare un circolo vizioso irritante e disabilitante.

La rigidità cervicale o stiff neck, la cosiddetta cervicalgia, i dolori toracici e la respirazione alterata possono favorire il terreno di irritazione del sistema nervoso e provocare ad esempio un mal di testa, o peggiorarlo.

Anche gli attacchi acuti di emicrania o cefalea di tipo tensivo trovano un sollievo con la respirazione appropriata e possono migliorare con terapie specifiche cervicali.

Per questo motivo, in riabilitazione e medicina, valutare e trattare la  respirazione è sempre più importante.

Tutti respiriamo, ma il modo in cui compiamo quest’atto, cioè il tuo schema di respirazione, è “corretto”?

Noi parliamo di respirazione funzionale ma in realtà “funzionale” è un termine oggi più trendy che ragionato o giustificato. Se ne fa largo abuso per tante cose, ma in realtà esiste la “funzione respiratoria” e ci sono gli “schemi o pattern di respirazione” che possono essere appropriati, vantaggiosi, inadeguati o svantaggiosi rispetto alle azioni o posture in un determinato momento e contesto per un preciso obiettivo.

E tu come respiri?

La respirazione “buona o cattiva”, “bella o brutta” non esiste, cosi come per la postura.

Sono costrutti teorici semplificativi e idealistici. Queste definizioni sono nate per esigenze comunicative “pubblicitarie”, per “fare colpo”, con il risultato di alimentare paure e convinzioni inutili.

La tua respirazione è “funzionale o disfunzionale”,  vantaggiosa o svantaggiosa in relazione a quello che stai facendo, o devi o vorresti fare in un preciso momento, e all’obiettivo che vuoi raggiungere.

È pieno di persone apparentemente con una “brutta” postura o “cattiva” respirazione che non hanno nulla e vivono alla grande. Al contrario ci sono persone con una “bella” postura e una “buona” respirazione che stanno male.

In quest’articolo interessante e ben fatto di un amico e collega si sfatano un po’ di miscredenze al riguardo: respirazione diaframmatica e miti.

Solo un esperto può capire realmente quanto incidano questi due fattori sui tuoi disturbi,  attraverso una valutazione precisa e semplice come quella che effettuiamo nei nostri studi.

“Respirare male”: la respirazione disfunzionale o svantaggiosa

Respirare è un gesto naturale e fondamentale che compiamo quotidianamente migliaia di volte e il suo schema varia continuamente in base all’azione e all’obiettivo che vuoi o devi raggiungere.

Con l’espressione “respirare male” intendiamo uno schema respiratorio non appropriato, che non rispetta la normale funzionalità fisiologica e che può essere svantaggioso perchè molti benefici dell’optimum respiratorio non possono verificarsi.

Non stiamo parlando di patologie respiratorie specifiche per le quali devi rivolgerti a un medico specialista. In quest’articolo vogliamo prendere in considerazione gli schemi respiratori quotidiani in termini di:

  • consumo energetico,
  • ossigenazione dei tessuti,
  • stabilità posturale,
  • strategie di movimento,
  • influenze emotive.

Questi schemi sembrano risultare disfunzionali o svantaggiosi in quasi il 60% delle persone.

Le 4 cause principali della respirazione disfunzionale o svantaggiosa

Le cause principali che possono portare allo sviluppo di uno schema respiratorio poco funzionale e svantaggioso in termini di ossigenazione, produzione di energia e benefici posturali, sono:

  1. sedentarietà, scarsa attività fisica,
  2. fumo,
  3. schemi posturali lavorativi e la loro durata,
  4. disturbi della sfera psico-emotiva.

Spesso è anche una combinazione di questi fattori a incidere pesantemente sulla “qualità” della respirazione.

Le 7 principali disfunzioni respiratorie

I principali quadri clinici che si osservano nella pratica clinica sono:

  1. iperventilazione,
  2. respirazione orale,
  3. respirazione paradossa,
  4. dispnea,
  5. disagio respiratorio,
  6. “respirazione trattenuta” (tendenza all’apnea),
  7. respirazione toracica alta.

Quest’ultimo tipo di schema respiratorio, la respirazione toracica alta, troppo spesso viene erroneamente condannato sia in fisioterapia che osteopatia e altre professioni.

Infatti la respirazione toracica alta è normale e fisiologica quando è occasionale o durante sforzi o attività sportive o posture per patologie particolari, e supporta addirittura il diaframma.

Gli 8 mali della respirazione disfunzionale

Le principali conseguenze negative di questo tipo di respirazione sono:

  1. riduzione dell’abilità di regolare la pressione intra-addominale,
  2. riduzione della capacità di controllo motorio, dunque scarsa coordinazione muscolare nei movimenti,
  3. ridotto supporto della colonna vertebrale,
  4. ridotta stabilità posturale e nei movimenti,
  5. dolore cervicale,
  6. mal di schiena,
  7. dolore pelvico,
  8. incontinenza.

Per quanto sia complessa l’interazione della respirazione con la nostra salute è possibile ricevere uno screening respiratorio attendibile e semplice in soli in soli 3 minuti, attraverso 3 soli test. Cerca e chiedi a un fisioterapista del network Clinica del Mal di Testa.

Respirazione Funzionale o Vantaggiosa

Quanto visto sin qui ci mostra come la respirazione incida fortemente sulla qualità della vita e su una serie di disturbi anche importanti.

Ma qual è il modo migliore per respirare?

Intendiamo con l’espressione “respirazione funzionale” quegli schemi respiratori che  soddisfano le “funzioni primarie e secondarie” della respirazione in modo efficiente e appropriato. Esse sono:

  1. Biomeccaniche.
  2. Chimiche.

Le funzioni secondarie sono quelle non-respiratorie e relative alla sfera psico-emotiva.

La funzione biomeccanica si riferisce all’azione primaria di pompa neuromuscolare che cambia le pressioni intra-toraciche e intra-addominali che guidano il movimento dell’aria, della linfa e del sangue.

La funzione biochimica fa riferimento all’azione primaria di regolazione degli scambi gassosi a livello polmonare e chimici a livello cellulare tissutale. La respirazione regola l’equilibrio delle quantità di ossigeno (O) e anidride carbonica (CO2) in entrata e uscita, e lavora con i reni per mantenere un Ph dei tessuti del corpo intorno al 7.4 . Quando si riduce la ventilazione, aumenta la quantità di CO2 che può favorire insieme ad altri meccanismi l’acidosi tissutale e metabolica che irrita e innesca stati infiammatori. Quando aumenta la ventilazione, si riduce invece la quantità di CO2 e prevale lo stato alcalino.

La funzione secondaria fa riferimento al fatto che la respirazione ha un ruolo importante in altre funzioni non-respiratorie:

  • è fondamentale per l’auto-regolazione mentale e degli stati emozionali,
  • per il linguaggio,
  • per la vocalizzazione,
  • per i ritmi omeostatici e le oscillazioni corporee,
  • per la stabilità della colonna vertebrale,
  • per gli adattamenti posturali e il controllo motorio in generale.

Le 5 caratteristiche chiave della respirazione funzionale o vantaggiosa

La respirazione per essere giudicata funzionale o vantaggiosa in relazione a ciò che si sta facendo, deve essere:

  1. efficiente,
  2. adattativa,
  3. appropriata,
  4. responsiva (essere in grado di reagire, rispondere alle richieste del momento),
  5. di supporto.

L’acronimo utilizzato per definirla e a cui noi facciamo riferimento è EAARS. Guarda questo video su ciclo respiratorio normale.

Fai subito il Test Cefalea e Cervicale e scopri qual è il legame nella tua situazione.

 

Respirazione e Cefalea

Introduzione

La respirazione può influenzare o migliorare il modo in cui ti muovi e le tue posture e viceversa, ma non è un rapporto automatico.

Puoi avere uno schema respiratorio disfunzionale o svantaggioso e non aver alcun problema di movimento e viceversa.

Chi soffre di emicrania e cefalea di tipo tensivo molto spesso presenta in associazione (comorbidità):

  • dolore cervicale,
  • rigidità muscolari,
  • limitazioni o difficoltà di movimento cervicale e toracico,
  • soprattutto ha schemi respiratori alterati che influenzano negativamente tutte le dimensioni biomeccaniche, biochimiche e psicofisiologiche.

Per questo noi della Clinica del mal di testa effettuiamo l’FMS Screening Respiratorio  che in modo preciso e scientificamente valido, in 3 minuti ci dice subito se c’è una disfunzione da approfondire su cui è necessario e possibile intervenire per stare meglio. Lo Screening di base prevede la compilazione di un solo questionario più 2 test respiratori.

La Valutazione Respiratoria per disfunzioni muscolo-scheletriche  è invece una valutazione approfondita che prevede altri questionari e test manuali specifici. Quando i risultati dei test non hanno indicazioni muscolo-scheletriche o in caso di informazioni anamnestiche o cliniche complesse, è necessaria la visita medica.

Le 3 dimensioni della respirazione

Ogni atto respiratorio abbraccia 3 dimensioni ognuna fondamentale:

  1. Respirazione Biomeccanica. È un movimento di muscoli e articolazioni, è l’atto fisico di muovere aria dentro e fuori dai polmoni, di cambiare pressioni interne e favorire la pompa sanguigna e linfatica.
  2. Respirazione Biochimica: scambio di gas nei polmoni, ossigenazione, produzione energetica intracellulare, regolazione del ph tissutale.
  3. Respirazione Psicofisiologica è invece un riflesso dei tuoi pensieri e delle tue emozioni, della tua mente, supporta la tua postura e i tuoi movimenti. È capace di influenzare e modificare il tutto, e viceversa. Le emozioni e i pensieri possono infatti influenzare lo schema di ventilazione e di respirazione e alterare le dimensioni biomeccaniche e biochimiche modificando ad esempio la voce e l’atteggiamento posturale, e viceversa.

Il muscolo principale della respirazione è il diaframma che, in più, è attivo nel favorire il mantenimento della postura e la stabilità della colonna vertebrale durante i movimenti.

Guarda questo video ciclo respiratorio normale.

Quello che vedi è che l’azione di respirazione comporta molte cose e il diaframma è la star dello show.

Numerosi altri muscoli intervengono per soddisfare le richieste durante lo sport, gli sforzi o in particolari condizioni psico-emotive.

In quest’articolo di un altro collega trovi un’ottima descrizione di tutti i muscoli della respirazione: respirazione-classificazione-dei-muscoli-e-suggerimenti-pratici.

La respirazione Anatomica e…

In relazione ai movimenti e alle posture possiamo parlare di 2 di tipi respirazione: la respirazione anatomica e la respirazione biomeccanica

Con respirazione anatomica  intendiamo l’azione naturale di inspirazione (entrata dell’aria) e espirazione (espulsione dell’aria) in sinergia con la flessione e l’estensione del corpo.

L’estensione assiste l’apertura dell’area toracica e facilita l’inspirazione mentre la flessione determina la compressione del tronco in avanti e accompagna l’espirazione per dissipare tale pressione.

In riabilitazione questo tipo di respirazione anatomica può essere utilizzata per migliorare la tolleranza allo stretch tissutale e favorire dunque un aumento dell’estensibilità percepita.

Sfatiamo il mito dello stretching o allungamento: quando fai stretch non stai strutturalmente allungando i tuoi muscoli.

La mobilità che aumenta e migliora e che tu “senti”, non è perché i tuoi muscoli son diventati più lunghi ma avviene perché si modifica la percezione sensoriale di estensibilità.

È il tuo sistema nervoso che si autoregola e tollera più movimento. Interessante vero? Queste nuove conoscenze oggi finalmente spiegano e chiariscono perché con le carezze o l’immaginazione è possibile “allungare” nel senso di aumentare la percezione di estensibilità muscolare.

Lo “stretching dinamico” abbinato alla respirazione è molto più utile ed efficace di quello statico classico. Finalmente puoi toglierti un peso. Basta stretching classico!

…la respirazione Biomeccanica

Con questa espressione invece intendiamo il contrario.

Inspiriamo per aumentare la pressione intra-addominale e intra-toracica durante la flessione, e espiriamo per promuovere l’azione muscolare e la stabilità posturale durante l’estensione.

Questo ci permette di assicurare lo schema posturale di un determinato movimento, di controllare o esprimere meglio la forza per la gestione ottimale dei carichi durante una performance o compito motorio.

Lo sanno bene coloro che praticano pesistica, cross-fit, acrobatica o sport da combattimento o tutte quelle attività dove saper gestire in modo indipendente e qualitativamente vantaggioso la respirazione e il movimento fa una grandissima differenza.

I 7 Vantaggi della Respirazione Appropriata, Funzionale o Vantaggiosa

Respirare in modo appropriato e funzionale rispetto allo scopo e alle condizioni ambientali in cui ci si sta muovendo ha dei vantaggi:

  1. OSSIGENAZIONE: respirare in modo funzionale ossigena al meglio i tessuti del corpo, in particolare il sistema nervoso che è avido di zuccheri e ossigeno. Devi sapere che i nostri nervi, che rappresentano circa il 2% del peso dell’intero corpo, consumano ben il 20% dell’ossigeno totale e il 25% degli zuccheri in circolazione. Le cellule nervose di un persona che soffre di una forma di emicrania o cefalea di tipo tensivo, poiché lavorano in eccesso, fisicamente e mentalmente, hanno un metabolismo che ne consuma ancor di più e più velocemente. Ecco perché già solo gli esercizi di respirazione rappresentano un’efficace arma anti-cefalea.
  2. ENERGIA e Ph: la respirazione permette la produzione di ATP, principale “benzina” delle attività cellulari,  e la regolazione dei livelli di Ph e dunque l’acidità o alcalinità dei tessuti.
  3. REAZIONE e RECUPERO: ogni atto respiratorio stimola il sistema nervoso autonomo, simpatico o parasimpatico. In caso di pericolo o stress, la respirazione aumenta. Ciò è normale e necessario per supportare temporaneamente le azioni “fuggi o combatti” di sopravvivenza o risposta allo stress, innescate dal sistema simpatico. Nei casi opposti dovrebbe invece supportare il sistema parasimpatico, responsabile delle azioni  di “riposo, recupero e digestione” favorendo il rilassamento e la tranquillità psico-fisica.
  4. POSTURA e MOVIMENTO: uno schema respiratorio funzionale regola in modo efficiente le pressioni intra-addominali e intra-toraciche durante le attività e gli sforzi. Favorisce la stabilità posturale e la “tenuta” della colonna vertebrale, supporta la coordinazione o controllo muscolare nei movimenti per azioni finalizzate e strategie posturali più efficaci
  5. ORGANI INTERNI: quando respiri in modo funzionale, il tuo diaframma si muove in modo efficiente e appropriato. Ogni respiro che fai è un “auto-massaggio viscerale” che promuove la mobilità interna, l’assorbimento dei nutrienti e la raccolta e scarico di tutto ciò che non è più necessario
  6. CUORE: la respirazione diaframmatica migliora le attività del cuore e in generale tutta l’azione di pompa circolatoria sanguigna e linfatica. Meglio respiri, meglio circola il sangue e la linfa.
  7. SONNO e VOCE: una respirazione funzionale favorisce i meccanismi interni di rilassamento del corpo, migliora la qualità del sonno e il recupero psico-fisico. Respirare bene significa potenziare la qualità del suono della voce, il volume e il lancio delle note motivo per il quale prima ancora di studiare canto o recitazione, i professionisti studiano come respirare in modo vantaggioso, appropriato ed efficiente!

Fonti: FMS Screening: howyourbreathingrelates to yourmovement

Rimedi naturali per il mal di testa da sinusite

Introduzione

Come vedremo in questo articolo esistono alcuni rimedi naturali per il mal di testa da sinusite che vanno intesi, però, come cure soprattutto per i sintomi e non come terapie definitive. Il termine sinusite indica un’infiammazione delle cavità nasali con conseguente dolore locale.

Spesso il mal di testa da sinusite e l’emicrania sono confusi perché condividono un gran numero di sintomi. Alcuni sintomi “nasali” accompagnano di frequente alcuni tipi di emicrania portando il malato a seguire una serie di trattamenti che risultano, però, inefficaci.

Mal di testa da sinusite: sintomi

Come già scritto, spesso l’emicrania e il mal di testa da sinusite sono confusi, anche dagli stessi medici, basti pensare che circa il 42% dei malati di emicrania sono stati inizialmente valutati come affetti da mal di testa da sinusite.

  • Dolore alla testa e in modo particolare la fronte e il viso.
  • Bruciore agli occhi o fastidi nella zona oculare.
  • Dolore pulsante
  • I fastidi si presentano maggiormente al mattino.
  • Quando si fanno determinati movimenti il dolore aumenta.

L’emicrania di solito è accompagnata, al contrario del mal di testa da sinusite, da altri disturbi come:

  • Prodromi.
  • Dolore unilaterale alternante e pulsante.
  • Nausea.
  • Vomito.
  • Sensibilità alla luce.
  • Sensibilità ai rumori.
  • Intensità moderata o severa.
  • Aggravamento dei sintomi con le attività quotidiane.

Una percentuale vicina al 95% delle persone che vanno dal medico specialista in cefalee per il mal di testa scoprono di avere una forma di emicrania, e solo una piccola parte ha in realtà un mal di testa da sinusite. Questo perché, chi ha problemi di sinusite, ha anche una serie di altri sintomi tra cui il mal di testa, che non è poi percepito come così debilitante.

Si ha quindi la tendenza, specialmente in inverno o se si è predisposti a problemi di congestione nasale o allergie, ad attribuire dolori della testa alla sinusite. Al contrario, può trattarsi di una tipologia di emicrania che ha bisogno di una diagnosi precisa, oppure di altre forme di mal di testa sintomatologicamente sovrapponibili.

Le cause

La causa del mal di testa da sinusite è abbastanza banale: è dovuta a una infezione o infiammazione all’interno del naso.

Questo provoca una congestione che, a sua volta, irrita terminazioni nervose locali causando dolore e altri sintomi di tipo costrittivo come la sensazione di pressione più o meno forte alle vie respiratorie e soprattutto nella zona del viso (fronte, seni nasali, occhi).

Rimedi naturali per il mal di testa da sinusite

La maggior parte dei rimedi naturali per il mal di testa da sinusite servono soprattutto a mitigare i sintomi che sono spesso molto fastidiosi e debilitanti.

Uno dei più semplici, da fare in casa senza bisogno di molte cose, sono i lavaggi nasali con acqua e sale. Si consiglia di utilizzare sale marino di qualità (acquistabile tranquillamente in erboristeria), e versarne un cucchiaio ogni circa mezzo litro d’acqua.

Prendere una siringa, avendo cura di togliere l’ago ovviamente, e riempirla con l’acqua salata. Piegare la testa leggermente indietro e spruzzare in ogni narice avendo cura di lasciar fluire l’acqua, senza sforzi o “tirare su”.

Il sale può essere usato anche per un altro rimedio naturale per il mal di testa da sinusite: gli impacchi caldi.

Riscaldare il sale (meglio grosso) in un pentolino e poi avvolgerlo nella stoffa (potrebbe andare bene anche un vecchio calzino di cotone). Applicare l’impacco direttamente sulla zona del naso. Il calore allevierà il dolore e scioglierà il muco alleviando quindi la pressione nel naso e di conseguenza i dolori.

Altro rimedio, semplice e di facile attuazione, è l’umidificatore. Ce ne sono in commercio anche di economici. L’effetto aiuta i seni nasali a liberarsi meglio dal muco e diminuisce l’infiammazione e i conseguenti fastidi.

È importante, quando si soffre di sinusite, idratarsi molto. Quindi bere molti liquidi e diminuire, se possibile, alcool e caffè che hanno un effetto contrario oltre a essere potenziali trigger dell’emicrania.

 

Farmaci per il mal di testa da sinusite

Si possono anche utilizzare, come rimedi per il mal di testa da sinusite, medicinali da banco che vanno presi con cautela ma sempre consultando prima il medico. Il fai da te con i medicinali è infatti il comportamento più pericoloso da seguire in caso di mal di testa. I più noti sono:

  • Paracetamolo.
  • Aspirina.
  • Ibuprofene.
  • Naprossene.
  • Cortisonici
  • Decongestionanti.
  • …e molti altri.

Di frequente la loro efficacia è aumentata da una combinazione degli stessi medicinali o con alcuni dei rimedi naturali. Ogni persona dovrebbe capire quali siano i metodi migliori per alleviare i sintomi.

Mal di testa da sinusite: è possibile guarire

Il mal di testa da sinusite, come abbiamo già visto, è solo una piccola percentuale di quelli che credono di soffrirne effettivamente.

Il primo passo è quello di capire se il dolore sia effettivamente causato dalla congestione nasale. Ci sono due modi per scoprirlo: andare dal medico specialista in cefalee oppure impiegare rimedi  nasali e verificare subito un miglioramento della sintomatologia.

Nel caso di congestione nasale, infatti, le possibili cure sono l’utilizzo di decongestionanti, antibiotici e in alcuni casi anche di antistaminici. Questi ultimi sono usati contro le possibili allergie che scatenano fastidiose riniti, congestioni e di conseguenza mal di testa.

I rimedi naturali per il mal di testa da sinusite servono ad alleggerire la pressione nasale e diminuirne gli effetti sull’organismo. Il motivo per cui si è sviluppata tale infiammazione è da indagare con il medico generale di riferimento.

Nella maggior parte dei casi, sopratutto quando i sintomi sono persistenti e i rimedi semplici naturali non hanno dato alcun risultato nel breve periodo (2-3 settimane), è probabile si tratti di ben altro problema. Ecco perché è essenziale comprendere davvero sintomi e cause del fastidio e affrontarli con un esperto che sappia fare una diagnosi differenziale e indicare il percorso terapeutico migliore.

 

Falsi miti dell’emicrania

Introduzione

Sembra incredibile ma ad oggi esistono ancora molti miti su una delle patologie più diffuse al mondo: l’emicrania.

Purtroppo c’è una cattiva informazione che confonde le persone e genera tentativi di automedicazione che non portano ad alcun risultato concreto.

Spesso, al contrario, il fallimento comporta una condizione di frustrazione e ansia che a sua volta può acuire alcuni sintomi e peggiorare la disabilità degli attacchi di cefalea .

Esistono dei veri e propri miti dell’emicrania che vanno sfatati per capirla e affrontarla: rivolgendosi a professionisti esperti in cefalee come quelli del network della Clinica del Mal di Testa.

Sfatare questi miti è, di per sé, già un vero e proprio rimedio terapeutico per chi soffre di emicrania. Se è una patologia che ti affligge, di rado o di frequente, è importante comprendere cosa serve o non serve fare.

Mito numero 1: l’emicrania è causata da stress, depressione o altri fattori psicologici

Questo mito è errato perché l’emicrania è un disordine neurologico, e non psicologico!

Per essere più chiari: l’emicrania è causata da caratteristiche specifiche del substrato neurologico . Alcune aree cerebrali delle persone con questa forma di cefalea tendono a una instabilità funzionale a cui si associano alterazioni e anormalità di certi meccanismi neurologici che, in determinati momenti e sotto l’azione di vari fattori irritativi, sfociano in una ipersensibilità e iperreattività dell sistema nervoso centrale in toto.

Il mal di testa non è altro che uno dei molteplici sintomi che vengono innescati in un attacco:

  • Dolore (moderato, medio, grave).
  • Nausea.
  • Vomito.
  • Ipersensibilità ai suoni.
  • Ipersensibilità alla luce o altri stimoli esterni.
  • Sbalzi d’umore.

L’emicrania è una condizione neurologica molto debilitante. Può facilmente diventare cronica e peggiora in modo da incidere negativamente su tutti gli aspetti della vita di una persona:

  • Lavoro,
  • Famiglia,
  • Qualità della vita,
  • Rapporti interpersonali,
  • Tempo libero

È una belva insaziabile che aggredisce ogni aspetto dell’esistenza di chi ne soffre. Questo effettivamente può facilitare la comparsa di disagi psicologici, come l’ ansia o la depressione che spesso si associano a tale forma di cefalea ma senza relazione di causa-effetto. Si parla infatti di comorbidità per indicare tale associazione che ovviamente complica la situazione.

Molte persone che soffrono di emicrania hanno provato, senza successo, decine di specialisti e medici di ogni sorta spendendo tempo, risorse economiche e fisiche. Ciò è altamente stressante e deprimente. Non tutti i medici, quindi, sono preparati per capirla e gestirla al meglio. Pensare che tutto sia un problema psicologico è un grave errore. Ecco perchè è importante rivolgersi a medici neurologi esperti in cefalee.

Mito numero 2: tutti i medici sanno diagnosticare e trattare l’emicrania

Il livello di competenza per questa condizione clinica è scandalosamente basso. Le ricerche mostrano come, di media, soltanto 1 medico su 20 sia in grado di diagnosticare e saper gestire terapeuticamente l’emicrania (nelle sue varie forme) secondo le più recenti e corrette linee guida.

Solo il 5% conosce davvero di cosa stiamo parlando.

Le persone che soffrono di emicrania nelle sue varie forme sono circa il 12% della popolazione mondiale! Di queste persone solo il 26% che effettua delle visite mediche riceve una diagnosi valida con relative cure. Solo 1 persona su 2 ottiene una qualche forma di terapia che sia minimamente efficace.

Da tali dati emerge senza alcun dubbio come il sistema medico moderno non conosca e affronti l’emicrania nel modo appropriato, ecco perché ci si dovrebbe rivolgere a centri specializzati o professionisti esperti.

Mito numero 3: devi fartene una ragione…

Quando si parla di emicrania, la risposta standard di molti professionisti sanitari è che sia una “malattia per tutta la vita”.

Niente di più sbagliato: l’emicrania è un disordine e non una malattia perchè non esiste ad oggi nessuna causa patologica specifica a giustificare tale affermazione. Non ci sono infatti lesioni del sistema nervoso, nè virus o batteri o malformazioni patologiche. Esistono trattamenti, strategie e terapie che possono contenere tale disordine neurofunzionale, diminuire i sintomi e la disabilità fino a garantire una qualità della vita accettabile e sicuramente non patologico nel senso comune del termine. E’ un percorso difficile e necessita un approccio multidisciplinare nonchè modificazioni radicali dello stile di vita ma è fattibile.

Non esiste una cura miracolosa, una pillola speciale che possa risolvere il problema in modo definitivo e rapido. Al contrario si deve seguire un percorso, a volte anche lungo che, se fatto con specialisti esperti, darà dei benefici.

Si può avere una diminuzione della frequenza degli attacchi, una mitigazione della loro intensità e durata, una migliore risposta ai farmaci stessi e una risoluzione della disabilità.

Generalmente si considera significativa e un successo la riduzione del 50% della frequenza, intensità e durata degli attacchi. Quando si trattano efficacemente i fattori stressor o trigger associati, ad esempio quelli muscolo-scheletrici o alimentari, questa percentuale può aumentare enormemente.

Mito numero 4: l’emicrania non è pericolosa per la propria vita

Chi soffre di emicrania è a rischio di morte.

Sembra incredibile da credere ma tra le persone sotto i 45 anni che hanno un ictus ben il 27% è dovuto all’emicrania.

Un dato inquietante che dovrebbe far riflettere è che, negli USA, la quarta causa di morte è proprio l’ictus.

Semplificando con le percentuali:

  • Rischio di ictus per le persone “comuni” è dello 0,18%.
  • Rischio di ictus per chi  soffre di emicrania è dello 0,36%.
  • Rischio di ictus per chi  soffre di emicrania con aura è del 2,27%.
  • Rischio di ictus per chi  soffre di emicrania con senza aura è dell’1,83%.
  • Rischio di ictus per chi  soffre di emicrania e usa contraccettivi orali è dell’8,72%.

Altri fattori di rischio sono:

  • Ipertensione.
  • Fumo.
  • Vita sedentaria.

L’emicrania ha un impatto devastante sulla qualità della vita. Oltre ai sintomi e disabilità, può comportare situazioni di mobbing sul lavoro (perché il mal di testa non si può “vedere”), problemi nei rapporti interpersonali e sociali.

Si tende a giudicare negativamente chi soffre di emicrania, additandola come persona che non sopporta lo stress, non è abbastanza forte o sicura di sé.

Gli studi scientifici dimostrano come questi 4 miti siano assolutamente falsi e che, invece, portino troppo spesso a credere e valutare chi soffre di emicrania negativamente.

Se soffri di emicrania e sei una persona a rischio è opportuno rivolgersi il prima possibile a professionisti esperti e intraprendere un percorso terapeutico integrato e multidisciplinare.

 

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